|
ADDITIVA |
|
||
|
L’intervento si propone di migliorare l’estetica del seno, aumentandone il volume e migliorandone anche la forma.
Per ottenere ciò si utilizzano le protesi mammarie, impianti di silicone riempiti di sostanze simili di consistenza a quelle della mammella.
Attualmente il contenuto più utilizzato per tali protesi è la soluzione fisiologica e il gel di silicone nelle sue varie coesività; le altre sostanze utilizzate nel corso degli anni (olio di soia, PVP, Idrogel) o sono state ritirate o sono state poste sotto accusa per i numerosi problemi insorti per il loro utilizzo.
Le protesi ripiene di soluzione fisiologica sono meno morbide al tatto, inoltre può manifestarsi con maggiore frequenza il fenomeno del “wrinkling” (le piccole pieghette che si avvertono al tatto) e con il passare del tempo tendono a sgonfiarsi.
Per tale motivo le più utilizzate in Europa sono le protesi pre-riempite con gel di silicone nelle sue varianti di forma e coesività.
Noi preferiamo quelle pre-riempite con gel altamente coesivo che possono essere di forma rotonda o a “goccia” cioè anatomiche.
Il gel altamente coesivo ed il triplice strato dell’involucro delle protesi ci danno una maggiore sicurezza nella durata, nella mancata diffusione del gel (soprattutto nei rari casi di rottura della protesi) e nella forma del seno più bella e duratura.
Le protesi anatomiche sono quelle da noi più utilizzate perché danno, a nostro avviso, il risultato più bello.
Si ottiene così un risultato armonioso e naturale, riempiendo anche bene il polo superiore della mammella senza però che vi sia l’innaturale effetto a “palla”. L'utilizzo delle protesi tonde, è riservato ad alcuni casi specifici.
Tecnica chirurgica:
Esistono varie possibilità di scelte di tecnica chirurgica, sia nella via d’accesso, cioè la sede dell’incisione (periareolare, sottoghiandolare, o ascellare), sia per la posizione anatomica dove viene alloggiata la protesi (retroghiandolare, retromuscolare totale, retromuscolare parziale tipo dual plane). Il chirurgo in base alla propria esperienza e sensibilità seguirà un percorso o un altro in maniera eclettica per ottenere il migliore risultato possibile.
Accesso periareolare
Tale via, viene utilizzata preferibilmente nelle pazienti con areole di media grandezza e quando non si devono utilizzare protesi troppo grandi e anatomiche, inoltre è sconsigliato nelle giovanissime: infatti con questo accesso si possono incidere i galattofori e pertanto interferire in un eventuale allattamento futuro.
Accesso sottoghiandolare
Tale via, viene utilizzata soprattutto nelle pazienti con areole piccole, nelle pazienti che si vogliono utilizzare protesi anatomiche medio-grandi, nelle giovani donne quando non si vuole “intaccare” il complesso areola-capezzolo.
Accesso ascellare
Tale via viene da noi poco utilizzata perchè si ritiene la regione ascellare molto delicata, per la presenza di numerosi vasi e linfonodi; inoltre l'alloggiamento da tale accesso, risulta più indaginoso, soprattutto quando si vogliono utilizzare protesi anatomiche. Le incisioni, per quanto poco evidenti, si possono notare quando la paziente solleva le braccia.
Piano di Alloggiamento:
Le protesi possono essere posizionate in zona sovra-muscolare o sottomuscolare (totalmente sottomuscolare o parzialmente sottomuscolare tipo dual plane). La scelta di una via o dell’altra dipende da vari fattori da valutare singolarmente.
Sovra-muscolare o retroghiandolare:
E’ la tecnica più semplice, tra le più utilizzate: permette una più rapida convalescenza essendo un intervento poco doloroso e rapido. In linea di massima quando esiste una buona “copertura” per la protesi mammaria, ovvero, una discreta quantità di ghiandola mammaria e quando la cute è abbastanza spessa, si può optare per una protesi sovra-muscolare che pertanto verrà ben nascosta dalle strutture sovrastanti.
Sotto-muscolare (parzialmente o totalmente):
Al contrario della tecnica appena descritta, il posizionamento della protesi in regione sottomuscolare è un intervento obbligato nelle pazienti molto magre con seno ipoplasico, con cute sottile e sottocutaneo poco rappresentato, poiché una protesi troppo in superficie, risulterebbe molto evidente, dando un classico aspetto "a palla".
E’ più doloroso, la ripresa alla vita normale più lenta, l’intervento è più lungo, può essere necessaria una notte di degenza, il risultato ottimale lo si ottiene dopo più tempo.
I vantaggi sono: maggiore naturalezza nel profilo superiore (soprattutto nelle pazienti con pochissimo seno e con cute sottile dove un posizionamento sottoghiandolare creerebbe un effetto innaturale), protesi più protetta pertanto minore incidenza delle complicanze tipo la contrattura capsulare, minore tendenza alla ptosi (discesa) del seno nel corso degli anni.
Dual Plane:
L’intervento consiste nel posizionare la protesi sotto il muscolo grande pettorale in alto e sotto la ghiandola mammaria nei poli inferiori. L’intento è ottenere i vantaggi di entrambe le tecniche e cioè buona copertura con il pettorale in alto e migliore proiezione in basso.
Complicazioni:
Tutti gli interventi chirurgici sono a rischio di complicanze, anche la mastoplastica additiva non è immune da tali rischi, ovviamente se gli interventi vengono eseguiti secondo “scienza e coscienza” e in strutture serie, i rischi si minimizzano, ma non si annullano.
Le infezioni, gli ematomi, i difetti di cicatrizzazione sono complicazioni possibili ma poco frequenti.
La complicanza più frequente è la capsula mammaria periprotesica , cioè l’indurimento patologico delle mammelle.
Tutte le protesi pur essendo materiale “biocompatibile”, inducono la formazione di una pellicola, di un ”guscio” solitamente sottile ed elastico che tende ad isolare e proteggere le protesi stessa; talvolta per cause ancora non chiare, la capsula diventa spessa, rigida e fa dislocare la protesi rendendola molto evidente.
Fortunatamente, grazie a tecniche più accurate e all’utilizzo di protesi più moderne, questa complicanza è diventata meno frequente anche se sempre possibile.
Sono in commercio farmaci che possono ridurre o eliminare tale problema, ma queste sostanze sono attualmente sottoposte ad ulteriori studi clinici per confermarne ufficialmente la validità. Pertanto, ad oggi, l'unico modo per risolvere il problema di una capsula molto contratta, è il reintervento chirurgico. |
|||